Accusatio manifesta

Mi chiedo cosa ci sia di vero in tutto ciò che vivi.

Come fosse un colore primario,
dipingi il mondo con la menzogna
e ogni cosa che tocchi perde pezzi di verità

Ogni istante esposto come una vetrina,
studiata neanche tanto bene, per ingannare l’universo,
quell’universo di cui fai parte anche tu.

Ti racconti una storia fragile, precaria come uno specchio tenuto su
soltanto da una sottile corda sfilacciata, in estrema tensione, che riflette
inesattezze e autoimposte imperfezioni.

Come avvincente carta da parati messa lì per coprire buchi e crepe
decori le vite delle anime che sfiori
fino a quando l’inganno viene via una volta finito l’effetto della colla.

E alla fine sfugge tutto via dalle tue mani.
Ogni cosa tenuta stretta nei tuoi pugni sembra sabbia del deserto, finissima scappa via dalla tua anima perennemente fregata da se stessa.

Hai perso le chiavi delle tue prigioni
che sono molte e piene di angoli nei quali esisti solo tu e
l’eco delle tue bugie che non tutti hanno la fortuna di ascoltare.

Mi chiedo cosa ti resti davvero della tua vita,
cosa possiedi,
se non soltanto un gruzzoletto di belle parole sistemate bene.